Il libro nel medioevo: il codice

Intorno al II-III secolo dopo Cristo, lentamente, il rotolo è sostituito dal codice. Il codice è il libro come lo conosciamo oggi, un insieme di fascicoli legati fra loro e magari chiusi tra due copertine. Di che materiale erano fatti i codici? Di papiro, come i rotoli, ma in seguito sempre più di pergamena (o membrana), cioè di pelle di agnello o di capra perché nel frattempo il papiro era diventato un materiale sempre più raro. La pelle era trattata per ammorbidirla e renderla adatta alla scrittura (era immersa nella calce, raschiata, levigata per ridurre al minimo le differenze fra il lato del pelo, più ruvido, e il lato della carne molto più liscio e morbido). Per scrivere pochi codici erano necessarie le pelli di un intero gregge.

Ma perché il codice lentamente sostituì il volumen? Il codice è più maneggevole del rotolo ed è più adatto alla lettura privata. Da questo punto di vista il codice aveva un vantaggio notevole: consentiva al lettore di leggere con una sola mano o appoggiando il codice su di un leggio. Il lettore non aveva bisogno di occupare le due mani e, in questo modo, poteva scrivere note a margine del testo o tra una riga e l’altra. Ricordi quando ti ho detto che nelle biblioteche si scrive? Ebbene questo è molto più facile da quando il libro ha la forma del codice. Inoltre, il codice è più capiente anche perché è possibile scrivere su entrambi i lati del foglio. Un testo lungo come i Vangeli sta in cento pagine, mentre se usi il papiro, ti sarebbe necessario un rotolo di 30 metri. Ma anche il codice di pergamena era ingombrante e pesante, la pergamena aveva uno spessore che impediva di rilegare molte pagine insieme. Per esempio, era impossibile avere un’intera Bibbia in un unico volume. Di norma le sacre scritture erano presentate in tomi distinti, realizzati per usi diversi. Quando nel tredicesimo secolo si diffuse la carta nacque una materia scrittoria straordinariamente leggera e a buon mercato. Così il libro, quando era ancora manoscritto, diventò sempre più piccolo, portatile, utilizzabile anche in viaggio.

Poi c’è un’altra cosa molto importante. Il codice coincide con la forma delle scritture sacre nelle religioni del libro, come la religione cristiana e musulmana. Infatti gli storici ci dicono che il codice è legato all’affermarsi del cristianesimo. Dopo il cristianesimo il codice consente di portare con sé un libro intimo come il messaggio di Cristo e di diffonderlo. La sacralità del libro è presente in tutte le immagini del cristianesimo. Quante statue di santi con un libro in mano hai visto nelle chiese italiane? In quanti dipinti il libro è un simbolo continuamente ripetuto? Pensa alle scene di annunciazione alla Vergine. In tutte, la Madonna ha un libro in mano. Quel libro rappresenta il Vangelo, la storia del destino di suo figlio (e di lei stessa) a partire da quel momento. Pensa al miracolo del libro, raccontato nella Legenda aurea (una collezione di vite di santi scritta nel XIII secolo), quando in una disputa medievale San Domenico consegna il libro del Vangelo a un eretico che con disprezzo lo getta nel fuoco. Ma le fiamme non lo bruciano perché il libro contiene la Verità. E allora puoi vedere in una predella di Beato Angelico il libro sospeso e intatto sulle fiamme (cerca in Wikipedia: Trittico di Cortona).

Noi siamo figli di queste immagini. Per questo il libro ha per noi, dentro di noi, un valore misterioso, nonostante sia ormai un oggetto banale, che si vende nelle edicole.

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