La biblioteca luogo dell’analisi

Per questo io considero la biblioteca soprattutto il luogo del testo e dell’analisi anche se in biblioteca non si legge soltanto, anche se in biblioteca puoi trovare altri documenti, oltre ai testi scritti.

Proprio la televisione mi aiuta a farti capire la differenza (e l’importanza) del testo. Immagina una trasmissione televisiva (un talk show) dove si discute dei benefici di libertà accordati ai detenuti (la libertà provvisoria, il lavoro esterno, l’affidamento ai servizi sociali). Si discute dell’opportunità di tali benefici, del loro funzionamento, dei loro effetti. In realtà, la trasmissione televisiva è, di per sé, uno spettacolo e, di qualunque cosa si parli, si vuole interessare lo spettatore distratto (chi paga per la pubblicità in televisione vuole molti spettatori). E lo spettatore distratto è interessato alle vicende umane, ai particolari dei casi più clamorosi, ai pianti e alle riflessioni delle vittime, alle testimonianze accorate di chi è stato coinvolto in qualche vicenda criminale. Si parla infatti di questo o quel caso di detenuto che ha ottenuto la libertà vigilata, l’affidamento ai servizi sociali. Poi parte un servizio con interviste a gente presa per la strada. Ci si schiera, si alza la voce e si scambiano battute. Alla fine è un bel litigio che attira sempre un po’ qualsiasi spettatore. Ogni evento attira in quanto accadimento unico e irripetibile (anche se apparentemente).

Eppure quel problema, l’opportunità dei benefici ai detenuti, può essere affrontato solo attraverso la lettura di documenti, l’analisi delle ricerche che ci dicono, in primo luogo, come funzionano mediamente questi istituti. Quanti sono i beneficiari di tali istituti che tornano in prigione perché commettono di nuovo reati. Qual’è la situazione in altri paesi. Quali sono le ragioni storiche alla base dell’introduzione di tali benefici.

Lo si può fare anche in una trasmissione televisiva? In teoria sì. Ma è necessario che il giornalista mediatore affronti prima questo studio, legga ciò che c’è da leggere, poi lo racconti con il linguaggio televisivo.

Resta il limite che noi non possiamo staccarci dal ruolo di spettatori. Non sapremo mai se quel giornalista ha letto quello che c’era da leggere, se ha interpretato correttamente le notizie raccolte. E’ purtroppo ciò che ci capita continuamente. Quasi sempre diamo giudizi su cose che conosciamo in base a quello che altri ci hanno detto o abbiamo sentito (alla radio, alla televisione). Solo in pochi casi siamo in grado di dare giudizi sulla base di ciò di cui abbiamo esperienza o, almeno, che leggiamo. In pochissimi casi i giudizi sono basati su di uno studio o anche, semplicemente, sul confronto tra più testi. Non abbiamo tempo, non abbiamo voglia, semplicemente. Il mondo che ci circonda, così complicato, lo conosciamo in gran parte attraverso i pochi minuti che un telegiornale dedica ad esso.

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