Biblioteche del futuro

Ti ho parlato di Google books perché si intreccia con il futuro delle biblioteche. Le biblioteche sembrano salde e inalterabili ma sono strutture intimamente fragili, sensibili come termometri al clima sociale, all’evoluzione della cultura di un paese, ai salti tecnologici. Se cambia il fuori, cambia anche il dentro.

Oggi le biblioteche sono una realtà strettamente legata ad Internet. La gran parte dei testi nasce o si trasferisce nell’alfabeto digitale di cui Internet si nutre e Internet ha invaso le biblioteche perché i lettori più giovani, come te, portano la cultura della rete non solo nei propri computer ma nelle proprie menti. Sei abituata a leggere sui supporti più diversi (sempre più leggeri, sempre più connessi alla rete, sempre più sofisticati) ma rischi di non sapere più leggere in modo concentrato e analitico. Questo era ed è il modo prevalente di lettura dei libri: la lettura sugli schermi è più varia ed incerta e può assomigliare anche ad un videogioco dove è possibile “cliccare” o toccare lo schermo in ogni momento per mille ragioni.

All’interno e all’esterno della rete, altri salti tecnologici ci aspettano. Cosa accadrà, quando useremo prevalentemente la voce per parlare con i computer e la tastiera sarà uno strumento secondario? Quando una parte considerevole dei libri su carta sarà digitalizzata attraverso Google Books o altri progetti? Cosa accadrà quando i lettori di e-books costeranno pochi euro? Il testo è ormai libero dal supporto e nessuno può imprigionarlo nelle biblioteche. E se dovesse cambiare anche il modo di scrivere oltre al modo di leggere? Scrivere per la carta è diverso che scrivere per uno strumento tecnologico come un Kindle o un iPad.

Inoltre c’è chi pensa che ciò che circonda le biblioteche sia destinato ad assorbirle, che il fuori non potrà più essere distinto dal dentro. Già oggi molti studenti universitari preferiscono la ricerca globale sul web rispetto alla ricerca dei libri, dei documenti, delle informazioni in biblioteca.

Come possono sopravvivere le biblioteche? Forse avremo biblioteche senza bibliotecari e bibliotecari senza biblioteche? Cioè biblioteche digitali in rete utilizzabili attraverso strumenti tecnologici, senza che il lavoro e la faccia dei bibliotecari sia visibile? E bibliotecari che lavorano in rete, organizzando, indicizzando, creando e utilizzando standard senza essere visti, una specie di invisibili organizzatori della rete? O avremo al posto loro ingegneri e avvocati?


Il prof. Riccardi Ridi sul rapporto tra biblioteche e Internet

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