Informazioni e nuovi contesti: il contagio

Adesso stai leggendo, finalmente. Anche se il nostro modo di leggere – disordinato e frammentario – non è più quello di un tempo, quando riusciamo a concentrarci nella lettura di un testo ognuno di noi diventa come San Girolamo nello studio dipinto da Antonello da Messina: un uomo solo al centro del mondo. E in questa solitudine possono accadere molte cose.

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Mentre leggi acquisisci ed elabori informazioni. Talvolta leggi per cercare una precisa informazione. Ma cos’è l’informazione? Secondo alcuni l’’informazione è qualcosa che si trasmette, che si usa, che si raccoglie, che si vende e si acquista. Che sta fuori di noi, circola intorno a noi. Questa è l’informazione intesa come registrazione. Ma la vera informazione (che ti informa) è qualcosa che agisce dentro di noi. Fuori di noi ci sono le cose, i dati, i documenti, tutti i segni e le forme di registrazione della conoscenza e delle rappresentazioni della realtà che abbiamo inventato da migliaia di anni a questa parte. Ma la vera informazione è solo ciò che modifica la tua condizione, che ti fornisce conoscenza o consapevolezza di qualcosa che non avevi prima. I clakson che senti per strada sono solo rumore, le suonerie dei cellulari che squillano sono solo rumore. Ma se un automobilista suona il clakson mentre cerchi di attraversare la strada con il semaforo rosso, quella è un’informazione importante per te. Ed è ugualmente importante sentire lo squillo del tuo cellulare. L’informazione è un contatto che genera contagio, casuale o cercato. Senza una domanda o uno stato di bisogno informativo, le registrazioni non generano informazione. Ecco perché il contatto in biblioteca non ti contagerà se non hai la voglia (o il bisogno) di essere contagiata. Milioni di volumi collocati in ordine sugli scaffali non hanno alcun significato finché non senti il bisogno di far loro una domanda.

Il libro non è solo strumento di trasmissione di informazioni nel tempo. Ogni testo è frutto di un mondo fatto di storia, di uomini e di cose che ne spiega i caratteri: l’amore raccontato all’epoca di Dante o di Shakespeare è diverso da quello raccontato all’epoca di Manzoni. Ma l’autore quando scrive libera il testo, lo allontana da sé. Il testo diventa qualcosa di autonomo e separato. Allora chi lo legge, chi lo confronta con il nuovo contesto a cui appartiene e con altri testi provenienti da mondi diversi, può generare nuove rappresentazioni della realtà e di se stesso. Il contatto con i testi ci contagia anche in questo senso: genera immagini, idee, pensieri che prima ci erano ignoti.


Il filosofo Roberto Casati spiega “come” si impara a leggere e quali “poteri” ci dà la lettura.

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