Come sono fatti i cataloghi?

16La storia della catalogazione è anch’essa una storia dal concreto all’astratto, dal libro come oggetto fisico, descritto e inventariato per non perderlo, per sapere dove sta, al libro come testo, descritto nei cataloghi on-line sotto molteplici forme di accesso (autore, titolo, parole del titolo, soggetto, codici di classificazione) fino al punto in cui diventa ricercabile il testo stesso: quando ogni parola del testo può essere ricercata, il catalogo sembra dissolversi come strumento separato.

Anche il catalogo ha una storia. Un tempo il catalogo era lo strumento usato dal bibliotecario per trovare i libri che gli erano richiesti, poi è diventato uno strumento sempre più sofisticato, usato direttamente dai lettori per cercare in biblioteche sempre più grandi e labirintiche. Per questo la forma dei cataloghi è cambiata nel tempo: prima erano libri, poi schedari, poi banche dati.

Nelle biblioteche spesso ci sono più cataloghi: vecchi volumi manoscritti e rilegati in pergamena, schedari nascosti o abbandonati in stanze dove il pubblico non può arrivare. Sembrano vecchi motori conservati negli angoli di un’officina meccanica dove talvolta si va per recuperare un pezzo ancora utile. E poi c’è il catalogo online che puoi consultare anche da casa attraverso Internet (i bibliotecari lo chiamano OPAC: Online Public Access Catalogue).

I primi cataloghi erano libri, registri, dove erano trascritte le notizie bibliografiche in ordine alfabetico (spesso incerto) oppure suddivise per grandi materie (teologia, filosofia, medicina, diritto), elenchi che in gran parte riproducevano l’ordine dei libri sugli scaffali e perciò utili per controllare periodicamente la collezione.

Quando il numero dei libri è aumentato, quando i libri si sono accumulati arrivando da mille editori o tipografi, allora l’utilizzo di un registro unico diventò impossibile.

Apparvero le schede. Sembra che le prime schede siano state le carte da gioco, al tempo della Rivoluzione francese, quando si formarono grandi raccolte di libri confiscati alla Chiesa e ai nobili. Sul dorso delle carte da gioco – che in quel tempo era bianco – si poteva scrivere la descrizione di ogni libro (con il suo autore, il titolo, oppure la materia a cui apparteneva). Le carte da gioco erano leggere, maneggevoli, e si potevano mettere nell’ordine che serviva per ritrovare i volumi (per autore, per materia, per anno di pubblicazione, ecc.). Da allora, fino all’avvento dei computer, i bibliotecari hanno lavorato con le schede: i libri sempre più numerosi, raccolti nei depositi dove il lettore non può arrivare; le schede sempre più numerose raccolte in cassetti di vario formato in schedari sempre più gonfi.

Gli schedari, per quasi due secoli, fino all’avvento dei computer, sono stati piccole torri di controllo all’interno delle biblioteche intorno alle quali si aggiravano operosi i bibliotecari e i lettori.

Ricordi l’inizio del film Ghostbusters?La povera bibliotecaria della New York Public Library si accorge improvvisamente che le schede stanno volando fuori dai cassetti dello schedario e non sappiamo se è più terrorizzata da questo o – subito dopo – dalla vista del fantasma.

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