I mezzi del contatto: il catalogo

Avvicinarti ai libri e parlare con i bibliotecari sono le strade più semplici. Ma quando ti trovi in una grande biblioteca? I bibliotecari non possono conoscere tutti i libri. E l’ordine dei libri sugli scaffali può aiutarti solo per alcune ricerche. Allora hai bisogno di uno strumento, di qualcosa che stia in mezzo, tra te ed i testi, e ti permetta di ritrovare quelli che magari sono nascosti nell’angolo più buio dei magazzini sotterranei.

Questo strumento si chiama catalogo. Cos’è un catalogo? Se gli antichi bibliotecari erano cataloghi viventi, i cataloghi moderni sono una raccolta di risposte preparate dai bibliotecari. Il meccanismo è semplice, in apparenza. Se vuoi recuperare testo, cosa ti serve? La risposta è: testo. E’ come una conversazione: se vuoi avere una risposta devi fare una domanda. I testi sono fatti di parole: devi usare le parole giuste.

I cataloghi sono raccolte di risposte alle domande che normalmente i lettori fanno quando cercano un libro. Quando i bibliotecari catalogano, estraggono alcune informazioni dai libri per rispondere alle domande dei lettori. Dai loro libri, per i loro lettori: lettori diversi fanno domande diverse e i bibliotecari lo sanno.

A quali domande rispondono i cataloghi? Fondamentalmente a due: la biblioteca possiede un libro di cui conosco il titolo o il nome dell’autore? La biblioteca possiede libri su questo argomento? Allora i cataloghi sono questo: una raccolta di informazioni (l’autore, il titolo, l’editore, il luogo e l’anno di pubblicazione, il soggetto o argomento, la classificazione decimale di Melville Dewey) sui libri che la biblioteca possiede. Nel loro insieme queste notizie sono una sintesi della biblioteca, un modellino in scala di tutti i libri che ne fanno parte. Esistono i libri, in fila sugli scaffali ed esistono le notizie sui libri scritte su di un quaderno, in uno schedario o in un computer.

Pensa al lavoro del bibliotecario quando cataloga. Egli cerca di prevedere le tue domande. E’ un lavoro che ti può sembrare strano perché (rifletti su questo) tu ora sei abituata, quando usi Internet, a cercare testo in un altro modo. Cerchi testo come se svolgessi una conversazione con una persona, dall’altra parte dello schermo. Quando inserisci delle parole nella casellina di Google cosa fai? Metti testo dentro un “motore di ricerca” e il “motore” ti restituisce testi. Il motore legge (anzi: ha letto) i testi per te e individua tutti quelli che contengono le parole che hai indicato e poi te li presenta, come su di un piatto d’argento. Tutto semplice? Fino a un certo punto. Per esempio, se metti testo in italiano riceverai solo testo in italiano. E i documenti che potrebbero interessarti in altre lingue che conosci? O che non conosci ma che potresti capire – almeno in parte – con un traduttore automatico? E poi: se cerchi casa, sei sicura che non ti serva ricevere i documenti che hanno al loro interno: abitazione, appartamento, alloggio, bilocale, ecc.?

Comunque, prima che una macchina potesse leggere meccanicamente un intero testo in pochi secondi, era l’uomo a dover leggere il testo per sapere se rispondeva alla domanda. Per questo i bibliotecari hanno sempre catalogato i libri.


Usa il catalogo online per cercare un libro e trovarlo tra gli scaffali…

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