Ovvero i testi non sono eventi

In altre parole, l’opposto dei testi (scritti) sono gli eventi, sui quali non hai alcuna forma di controllo.

L’evento è un avvenimento, qualcosa che accade in un certo momento, ad esempio un piccolo incidente sotto casa e il litigio tra automobilisti che ne consegue. Ma qui vorrei parlarti di quei particolari eventi artificiali, creati dall’uomo, che è difficile riassumere con una sola parola in italiano. In alcuni casi li chiamiamo spettacoli, in altri cerimonie, narrazioni pubbliche, ecc.

E’ una forma di comunicazione sociale molto più antica della scrittura. Pensa alle antiche danze, alle cerimonie religiose, fino alle prime forme teatrali. In queste forme di comunicazione vi è sempre un soggetto o un gruppo di mediatori che comunicano ad un gruppo di spettatori, a quella che oggi si chiama un’audience. Quando vuoi assistere ad un evento artificiale di questo tipo ti rechi nel luogo dove l’evento si svolge, ad esempio in una sala dove si recita una commedia di Eduardo De Filippo o si tiene un concerto di Antonello Venditti. L’evento ha un inizio e una fine, accade davanti a te, si svolge davanti a te, per un pubblico più o meno ampio in base ad una sequenza di suoni, immagini, parole, movimenti. Se ci sono spettatori o ascoltatori allora c’è un evento.

La scrittura è servita, nel tempo, anche allo scopo di documentare gli eventi e raccontarli. Perché fino all’ottocento non erano registrabili, non era possibile conservarli e replicarli in un luogo diverso se non ricreando lo stesso evento (lo stesso spettacolo, la stessa cerimonia). Poi è nata la possibilità di registrare il suono e le immagini, attraverso il fonografo e la fotografia e, finalmente, è nata la fotografia in movimento: il cinema. Il cinema era in grado di riprodurre la realtà, gli eventi della vita quotidiana: i primi cortometraggi dei fratelli Lumière rappresentavano infatti frammenti di vita reali che gli spettatori, affascinati, vedevano riproposti sullo schermo: l’arrivo del treno in stazione, il pranzo del bebè, l’uscita degli operai dalla fabbrica. Il passo successivo è la televisione. La comunicazione televisiva è lo strumento più diffuso e più “facile”. Accendi il televisore e assisti ad eventi reali o artificiali registrati o “in diretta” (dalla partita della Nazionale alla puntata del Grande fratello). Attraverso la televisione puoi leggere la realtà attraverso le immagini e attraverso la voce dei protagonisti che ti entra in casa: il mondo stesso sembra entrare nella tua casa.

Di fronte a tutto ciò, se ci pensi bene, i testi sono una cosa abbastanza lontana dalla realtà perché possono solo descriverla oppure esprimere un pensiero astratto. Via via che ne ha avuto i mezzi tecnici l’uomo ha cercato di avvicinarsi alla realtà, di farne una rappresentazione che non fosse solo descrittiva o narrativa, di riprodurla. Da cosa nasce la storia dell’arte se non (anche) da questo desiderio profondo?

Ora che l’alfabeto digitale serve anche a riprodurre suoni e immagini in movimento, ora che in un computer puoi vedere un film e ascoltare musica, ora che per creare un video ti basta la tua piccola macchina digitale, le registrazioni degli eventi diventano simili ai libri, si stanno “librificando”, ha scritto qualcuno. Attraverso i computer puoi fermare o manipolare il flusso dell’evento, spezzare il documento digitale, addirittura scomporlo e ricomporlo con altri documenti, in modo diverso, creando quello che si chiama il remix. Ma anche questa possibilità che ti dà i poteri di un regista crea un documento (una sequenza di immagini, un video) che è molto diverso dal testo.

Lo spettatore resta diverso dal lettore. Assistere ad un evento è come prendere il treno, non puoi cambiare il percorso o la velocità. Invece leggere è come guidare la macchina: sei libera di organizzare il tuo itinerario.

Ma guidare la macchina è più difficile che prendere il treno. Infatti, ora che possiamo riprodurre la realtà in mille modi, fermarla attraverso la fotografia, i film, ascoltarla e vederla “da lontano” attraverso la televisione, c’è chi ha scritto che i testi sono diventati il latino dei giorni d’oggi. Come nel medioevo il latino era il mezzo di espressione di un’élite e le lingue volgari erano lo strumento delle masse, così oggi i testi scritti sarebbero una forma di comunicazione che non appartiene alle masse. E’ un giudizio esagerato ma la tendenza sembra questa. Il divertimento e l’informazione per la maggior parte delle persone passano dai grandi mezzi di comunicazione e soprattutto dalla comunicazione audiovisiva. TV, film, musica e video musicali sono per tutti e soprattutto per i giovani. La scrittura è per una minoranza. Più del 50% degli italiani non legge neanche un libro in un anno e solo il 12% dichiara di essere stato in biblioteca almeno una volta negli ultimi 12 mesi.

Vai al capitolo successivo