Le biblioteche nel tempo

Come faccio a raccontarti in una paginetta la storia delle biblioteche? Posso dirti che se la storia della scrittura si può riassumere nella crescente velocità con cui è stato possibile tracciare i segni sulle diverse materie e nella progressiva liberazione del testo dalla materia, la storia delle biblioteche dipende dalle forze che l’hanno modellata nelle varie epoche: il numero dei lettori potenziali (le persone capaci di leggere e scrivere), il numero e la qualità dei libri, il potere (la Chiesa, lo Stato che hanno sempre cercato di raccogliere intorno a sé i libri e di custodire il pensiero), e infine gli uomini di scienza e di studio, i collezionisti, i bibliofili.

Sappiamo poco delle biblioteche nel mondo antico. Quella più famosa, la biblioteca di Alessandria era in realtà un grande laboratorio editoriale, un luogo per un numero ristretto di scienziati, di filologi, di filosofi con centinaia di migliaia di papiri acquisiti nei modi più diversi, anche attraverso la confisca: ogni nave che attraccava nel porto di Alessandria era perquisita e se si trovavano testi si procedeva alla loro copia.


La Biblioteca di Alessandria d’Egitto: quella antica e quella…di oggi.

Ma non furono le biblioteche a salvare le opere dell’antichità che ci sono rimaste. Tutte le biblioteche antiche sono andate distrutte. Le biblioteche in fondo sono un fragile baluardo alle intemperie della storia. Proteggono i libri ma li concentrano in un solo luogo, li espongono a una distruzione cumulativa e istantanea, volontaria o casuale.

Nel medioevo più antico la biblioteca era un luogo strettamente legato alle comunità religiose. Si tratta di biblioteche dove avveniva la trasmissione dei testi, tramite la copia. La copia dei libri era lunga, poteva prendere settimane o mesi e i libri erano un bene raro e prezioso.

Con l’età umanistica gli intellettuali riannodano, attraverso gli antichi codici, i legami con l’antichità. E’ in quell’epoca che nasce il culto del documento antico, del cimelio, la mania dei principi di collezionare libri preziosi. Ma allora nasce anche la comunità degli uomini di cultura, la filologia, e, di conseguenza, la circolazione dei testi. Petrarca non solo è un grande collezionista ma concepisce la sua biblioteca come una proprietà da condividere con gli altri studiosi. Per questo egli cercò di donare la sua biblioteca alla Repubblica di Venezia perché venisse messa a disposizione di tutti.

Dopo l’invenzione della stampa e il conseguente incremento della produzione libraria, la biblioteca diventa lo specchio dell’immensità del sapere. E’ la biblioteca dei grandi saloni monumentali di cui ti ho parlato, con le pareti di libri organizzate per materia. E’ la biblioteca enciclopedica che, all’inizio del ‘600, si apre al pubblico. Le prime biblioteche aperte al pubblico in Italia furono la Biblioteca Ambrosiana a Milano e la Biblioteca Angelica a Roma.

Con la rivoluzione francese furono confiscati i libri appartenenti ai nobili e al clero e si volle restituire questo patrimonio al popolo francese. Nasce un particolare tipo di biblioteca che non si era mai visto prima: la biblioteca nazionale, una biblioteca che rappresenta la storia e la cultura di un popolo attraverso i libri. Questa biblioteca riceve per diritto tutti i libri pubblicati nel territorio nazionale.

Nell’ottocento, prima negli Stati Uniti, poi in Europa, nascono le biblioteche come servizi pubblici, le biblioteche per tutti. In Inghilterra, con una legge del 1850, si creano tante piccole biblioteche legate alle comunità locali, finanziate con una tassa comunale, biblioteche dove anche coloro che non ne avevano i mezzi potevano accedere alla cultura letteraria, ai libri per conoscere un mestiere, ai libri per conoscere il mondo. In una società in cui non c’era la radio e la televisione, la biblioteca pubblica (public library) rappresentava una fonte di informazioni (giornali, enciclopedie, manuali, ecc.) e una finestra sul mondo per le classi più povere. Se i ricchi avevano biblioteche private, le classi medie e i ceti che volevano emanciparsi avevano le biblioteche pubbliche.


La Biblioteca nazionale centrale di Firenze come era negli anni ’30.


La Biblioteca nazionale centrale di Firenze com’è oggi.

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