Classificare il mondo

La bibliografia ha sempre affascinato chi si sente parte della comunità della scienza, chi coltiva l’utopia della fratellanza tra gli uomini. Se raccogliere tutti i libri in un solo posto rappresenta un mito, quello dell’antica Biblioteca di Alessandria, dopo l’invenzione della stampa questo mito assume una forma bibliografica: l’idea che si possa redigere una bibliografia che sia la somma di tutte le raccolte fisiche esistenti, un catalogo virtuale di tutti i libri, di tutti i testi che si producono, un repertorio finalmente unico e totale.

Alla fine dell’Ottocento, un avvocato belga di nome Paul Otlet, un personaggio strano e affascinante, teorico della Società delle Nazioni (cioè di quello che oggi si chiama ONU), inventore del microfilm (che lui chiamava bibliofoto), convinto che il libro tradizionale fosse ormai superato dal documento bibliografico cioè da tutte le forme moderne di trasmissione dei testi, creò a Bruxelles, insieme a un signore chiamato Henri La Fontaine, una sorta di grande laboratorio bibliografico, l’Istituto internazionale di bibliografia con lo scopo di costruire un repertorio bibliografico universale. In questo istituto, con i finanziamenti del Re del Belgio, si cominciò a raccogliere schede dove erano registrati libri, parti di libro (capitoli, sezioni), articoli, rapporti tecnici, in tutte le scienze e tutte le discipline. Ci sono vecchie fotografie che mostrano donne e uomini che lavorano intorno ad enormi schedari per catalogare tutti i testi. Raccolsero più di 15 milioni di schede. In che ordine erano queste schede? Una copia era in ordine alfabetico di autore. Un’altra era in un ordine di classificazione decimale molto simile a quello inventato da Melville Dewey. Otlet aveva conosciuto Dewey ed era rimasto affascinato dall’idea di classificare i testi in un modo che risultasse universalmente comprensibile, cioè attraverso i numeri.

Illustrazione_8

Paul Otlet al lavoro.

In questa storia, poco conosciuta, ricorre spesso l’aggettivo universale. Otlet concepiva la bibliografia e il suo repertorio bibliografico come uno strumento di dialogo tra i popoli, oltre che per condividere i risultati della scienza. «Tutti i libri, –scriveva Paul Otlet – tutti gli articoli, tutte le memorie, tutte le comunicazioni, tutte le informazioni pubblicate, non sono in sostanza che dei capitoli, delle sezioni, dei paragrafi, dei semplici capoversi di un solo e immenso libro, il Libro della Scienza universale. Esso è in perpetua formazione, come la scienza stessa e l’esperienza di ciascuno. E’ un libro unico, realizzato a partire dai singoli libri, che è necessario mettere a disposizione di tutti». Di un libro simile si parla in un racconto (Il libro di sabbia) dello scrittore argentino Jorge Luis Borges: un venditore offre al protagonista un libro misterioso che, come la sabbia, non ha inizio e non ha fine, le cui pagine si riproducono senza sosta: “Non è possibile, ma è. «Il numero di pagine di questo libro è infinito. Nessuna è la prima, nessuna è l’ultima»” .

Vai al capitolo successivo