Fuori dalle biblioteche c’è una biblioteca?

Questa domanda ti sembrerà un po’ strana. Fuori dalle biblioteche, ringraziando il cielo, c’è il mondo e c’è quasi sempre una città, piccola o grande, come puoi vedere se ti accosti alle finestre. Ma se guardi quelle piccole finestre che sono gli schermi dei computer il paesaggio è diverso. Averti parlato della bibliografia e di Paul Otlet ora rende più semplice e spedito il mio racconto. Ricordi cosa ho scritto nella prima pagina? «Vorrei che tu fossi dentro una biblioteca ideale, una biblioteca che non esiste, fatta di ciò che potresti trovare in tutte le biblioteche esistenti». Forse quella biblioteca esiste veramente e non è quella immaginata da Paul Otlet anche perché Otlet aveva raccolto milioni di schede, non di libri.

Se attraverso i computer da tavolo o attraverso il tuo portatile ti connetti ad Internet, si apre davanti a te un mondo di testi, di immagini e di suoni. E’ una situazione unica che nessun lettore del passato ha mai sperimentato. Fino a qualche anno fa, chi andava in biblioteca entrava in un microcosmo di libri chiuso. Quello che poteva fare era solo spostarsi per cercare un altro microcosmo, un’altra biblioteca, più ricca di testi, o semplicemente più organizzata o confortevole. Le uniche aperture verso l’esterno erano rappresentate dalle bibliografie e dai cataloghi a stampa che permettevano di sapere cosa c’era in altre raccolte. Se per esempio non trovavi citata una rivista che ti era utile, il bibliotecario ti avrebbe consigliato di consultare un libro che elencava i periodici posseduti nelle biblioteche della tua città o della tua regione, per sapere dove trovare quel titolo. Di biblioteca in biblioteca, potevi così ottenere il contatto con tutti i testi di cui avevi bisogno. Infatti un tempo i lettori erano costretti ad intraprendere lunghi viaggi.

Oggi, chi va in biblioteca è consapevole che esiste, fuori, in uno spazio virtuale, un cosmo di documenti raggiungibile da chiunque disponga di un collegamento alla rete.

La rete – Internet – la conosci, la usi, da quando eri bambina. Io l’ho conosciuta quando avevo meno di 40 anni. Ho imparato a guardarla con lo stupore che tu non puoi avere. E ho ritrovato, in Internet, tante cose del mio mondo precedente, nel quale avevo studiato e imparato il mestiere di bibliotecario. Spiegarti il rapporto tra la rete e le biblioteche non è semplice. Userò un po’ di fantasia e la letteratura.

Prova ad immaginare – come fosse un episodio della serie Ai confini della realtà – una biblioteca nella quale improvvisamente le porte e le finestre si aprono. I lettori, accompagnati dai bibliotecari, si affacciano incuriositi o infastiditi all’esterno e si accorgono di essere dentro una biblioteca più grande, molto più grande, senza confini visibili, dove le scaffalature si rincorrono all’infinito, in altezza e all’orizzonte, dove persone ignote collocano documenti testuali di ogni tipo (dai libri, ai volantini pubblicitari) ma anche musica, film, giochi, pornografia. Li collocano e se li scambiano, senza sosta, per i motivi più diversi (per lavoro, per fare soldi, ma anche per comunicare con gli amici, per il piacere di farsi conoscere, per gioco), riempiendo e vuotando gli scaffali senza alcun ordine.

La strana idea di una biblioteca che occupa l’universo è presente anche in un racconto di Borges, lo scrittore argentino che è stato direttore della Biblioteca nazionale del suo paese. Sono ancora sue le parole che devo usare perché ha utilizzato spesso i libri come “materia prima” per incantarci e spaventarci. Nel 1941, Borges scrisse un famoso racconto intitolato La biblioteca di Babele dove immagina un universo che è un immenso alveare, dove ogni galleria esagonale è scaffalata e contiene, in ogni parete, 32 libri di 410 pagine. Ogni libro custodisce una delle possibili sequenze dei 25 simboli ortografici. Così nei libri di quella biblioteca incredibile sono registrate «tutte le combinazioni possibili della ventina di simboli ortografici (numero, benché vastissimo, non infinito), cioè tutto ciò che è dato di esprimere: in tutte le lingue. Tutto: la storia minuziosa dell’avvenire, le autobiografie degli arcangeli, il catalogo fedele della Biblioteca, migliaia e migliaia di cataloghi falsi, la dimostrazione della falsità di quei cataloghi, la dimostrazione della falsità del catalogo vero, il vangelo gnostico di Basilide, il commento di quel vangelo, il commento del commento di quel vangelo, la relazione veridica della tua morte, la traduzione di ogni libro in tutte le lingue…». Quando Borges scriveva, immaginava una biblioteca fisica, dove gli uomini (“imperfetti bibliotecari” li chiama) sono condannati a peregrinare – senza trovarla – in cerca della verità che è di certo contenuta in qualcuno di quei libri. Nulla più della biblioteca di Babele di Borges si avvicina alla descrizione di Internet o, almeno, di Internet inteso come qualcosa di simile ad una biblioteca.

Ma Internet è una biblioteca? Questa domanda è importante e può avere delle risposte sorprendenti. Internet e le biblioteche sono stretti da un legame misterioso.

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In questo sito web http://libraryofbabel.info/ puoi vedere il tentativo di ricreare la Biblioteca di Babele di Borges: tutte le possibili combinazioni dei caratteri latini. 

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Il disegno “L’albero dei libri” è di Giulia Peragallo, 2016