La scrittura per pochi: registrare e tenere memoria

Allora: chi ha inventato la scrittura? Sembra che la scrittura sia nata più volte, nel corso della storia dell’umanità. Per noi occidentali due momenti, pressoché contemporanei, sono molto importanti.

In primo luogo la scrittura, faticosamente, nacque negli antichi imperi mesopotamici, poco prima del 3000 a.c. per ragioni legate alla contabilità, alla registrazione di entrate e spese, alle funzioni amministrative. Qui la scrittura nacque in primo luogo per registrare e tenere memoria. Non per riprodurre la lingua parlata ma per tenere i conti, per attribuire le proprietà, per facilitare l’amministrazione imperiale. Pensa alle tavolette della civiltà sumerica, le tavolette di argilla, dove uno scriba incideva segni geometrici con uno stilo di canna quando l’argilla era ancora morbida. Si tratta già di una forma abbastanza evoluta di scrittura ma anche molto complessa, molto difficile da apprendere e da applicare. Quella scrittura era composta da centinaia di segni (più di 600 nella scrittura cuneiforme) che in molti casi erano rappresentazioni pittografiche degli oggetti, in altri rappresentavano sillabe. Questi segni diversi si mescolavano in un modo che assomiglia ai rebus dove le sillabe si affiancano alle immagini per formare una nuova parola. La scrittura cuneiforme era per pochissime persone che sapevano leggere e scrivere.

Un tempo scrivere era un’attività molto difficile e faticosa. Riservata, nel mondo antico, quasi esclusivamente ad una casta – gli scribi – una categoria di tecnici che sapevano usare strumenti complicati, che conoscevano i segni della scrittura, che si esercitavano tutti i giorni. Immagina: è come se oggi sapessero scrivere e leggere solo coloro che sono in grado di interpretare uno spartito musicale o sanno suonare uno strumento musicale. Sarebbe un élite potentissima perché avrebbe nelle mani il potere di conservare le informazioni e il pensiero.

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