No, Internet non è una biblioteca

Ora guardiamo le cose da un punto di vista opposto. Chi volesse dimostrare che Internet non è una biblioteca avrebbe buoni argomenti. E’ vero, Internet è uno straordinario contenitore di testi ma è un contenitore senza filtri. Non ci sono bibliotecari che selezionano. In Internet circolano comunicazioni personali e comunicazioni destinate al pubblico. Trovi testi che nella realtà non virtuale sono articoli, libri, periodici, manifesti, leggi, ecc., ma trovi anche un flusso di testi che fuori da Internet appartengono alla vita quotidiana, ai diari intimi, alla pubblicità. Cosa sono le e-mail, i forum, i blog, twitter? Espressioni di comunicazione immediata, privi della struttura e delle forme dei testi stampati. Assomigliano un po’ a testi manoscritti frutto di un impulso immediato, che non conoscono regole formali rigide, che non hanno inizio e non hanno fine, che non si possono costringere dentro le forme delle pubblicazioni tradizionali. Spesso, come nei servizi di chat, sono vicinissimi all’espressione orale.

In Internet non ci sono solo documenti, in Internet si lavora, si compra e si vende, si gioca. Internet non è un ambiente dedicato, bensì uno spazio in cui si svolgono molteplici attività. E’ uno spazio dove gli uomini possono fare gran parte delle cose che fanno nella vita. In primo luogo comunicare, poi leggere, scrivere, scambiarsi documenti, rappresentare se stessi (in un sito, in un blog, in un mondo virtuale come Second Life). Oltre alle persone, anche le istituzioni rappresentano se stesse in Internet: c’è il sito della tua scuola, del tuo comune, della tua futura università. Perfino le cose utilizzate dall’uomo (ad esempio gli elettrodomestici) avranno un indirizzo Internet e la propria identità nel cyberspazio secondo quello che ci viene detto da esperti e futurologi.

Nelle biblioteche, giorno dopo giorno, si lavora per costruire un contesto: si raccolgono i libri in alcune materie o con alcune caratteristiche per soddisfare specifici lettori, si catalogano i libri usando schemi di classificazione o liste controllate di termini adatti a quei libri e a quei lettori, si organizzano gli spazi e i servizi per creare un ambiente che sia il più adatto all’uso di quella particolare biblioteca. Invece in Internet tutto appare mescolato e fuori contesto: il commento del premio Nobel sta insieme al blog del vicino di casa e digitando “Leonardo da vinci” ti può capitare di andare a finire sul sito dell’aeroporto di Roma o dell’hotel che porta quel nome. Molti cercano di selezionare e rendere accessibili le risorse informative migliori ma l’uso dei motori di ricerca generali porta al recupero di pezzi isolati di informazione, documenti o parti di documento, frammenti provenienti da contesti diversi e lontani (la scienza, le istituzioni, il commercio, la pubblicità, la frode). Sta a te ricostruire il contesto, nonostante gli strumenti per raffinare le ricerche di Google. In fondo, puoi solo fare domande e ricevere tante risposte. E quella giusta talvolta è nascosta. I motori di ricerca sono in grado di indicizzare solo la superficie del web; moltissimi documenti – spesso i più importanti – restano nascosti nelle banche dati non raggiungibili tramite il meccanismo dei link o restano indietro nell’elenco dei risultati, schiacciati dall’ordine di rilevanza stabilito da Google, per il quale un blog citato da tanti altri blog può essere più visibile di uno studio serio costato mesi di lavoro ma meno citato.

Internet non è gratuito, come una biblioteca. Nell’idea che abbiamo di Internet c’è la gratuità, che nasce dalle origini, quando la rete era legata alla comunità degli scienziati. Le biblioteche rappresentano un luogo dove le regole del copyright si attenuano e si avvicinano al pubblico dominio. Internet non è così. Internet non rappresenta uno spazio dove il copyright non arriva o arriva attenuato. Perché in Internet molti guadagnano tramite l’informazione vendendola o vendendo la pubblicità che la accompagna. In Internet è in corso un confronto drammatico tra la cultura della gratuità e la cultura del copyright del quale forse non ti rendi conto quando scarichi gratuitamente un brano musicale senza chiederti se è lecito o no.

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