Il libro oggetto

So che qualche volta hai visitato mostre di libri, mostre organizzate da biblioteche. Più o meno belle, più o meno istruttive sono tutte un po’ tristi. Cosa si fa durante un’esposizione in biblioteca? Si guardano i libri dentro le bacheche. I libri aperti per mostrare un frontespizio, una miniatura, un disegno. I libri rigorosamente chiusi per mostrare il piatto di una legatura. Ma io vorrei aprirlo quel libro chiuso, toccarlo, capovolgerlo, sfogliarlo per guardare le pagine che mi interessano, leggerlo. Vorrei usarlo come un libro e invece devo guardarlo come un oggetto, come un cimelio. Ma anche come oggetto mi piacerebbe aprirlo, perché il libro è fatto per questo. Non è la custodia di un’immagine dipinta. Quei libri, nella mostra così ben organizzata, dentro le bacheche chiuse a chiave, sono diventati oggetti preziosi, beni artistici. In molti casi, non hanno più la possibilità di comunicarci qualcosa di nuovo perché il testo che contengono è già conosciuto, edito, riedito, esaminato da filologi e storici. Resta il libro oggetto, come l’involucro di una vita che è fuggita altrove. In realtà anche quell’involucro è una testimonianza storica che ci può raccontare molte cose: nella carta, nei caratteri usati, nelle caratteristiche dell’edizione, nelle immagini che porta con sé. Ma tutto questo, dentro le bacheche-sarcofago, quel libro non non ce lo potrà dire.

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