La biblioteca ha le sue leggi?

In ogni biblioteca ci sono regole da rispettare. Le incontrerai affisse sulle porte, riprodotte sui siti Internet, scritte su cartelli posati sui tavoli o sul retro delle tessere di iscrizione. Rispettale se ti è possibile. Le regole nelle biblioteche sono necessarie anche se il più delle volte hanno lo scopo di tutelare i libri, di impedire che si perdano o si danneggino. Ma c’è stato un signore indiano, Shiyali Ramamrita Ranganathan, laureato in matematica e poi diventato uno dei più grandi bibliotecari del mondo, che ha scritto in poche parole le leggi più importanti che dovrebbero vivere in una biblioteca. Sono cinque. Ranganathan le scrisse e le spiegò in un libro del 1937.

1: I libri sono fatti per essere usati

2: Ad ogni lettore il suo libro

3: Ad ogni libro il suo lettore

4: Non far perdere tempo al lettore

5: La biblioteca è un organismo che cresce

Sembrano piuttosto banali ma in realtà i bibliotecari le considerano difficili come un salto mortale. Provo a spiegartele con parole diverse. Prima regola: i libri non sono fatti per essere conservati ma per essere letti. Seconda regola: lo scopo delle biblioteche è far leggere i libri a tutti, non a pochi selezionati lettori. Terza regola: ogni libro può trovare il suo lettore se la biblioteca riesce a facilitare in tutti i modi il contatto. Quarta regola: occorre organizzare la biblioteca, i cataloghi e tutti i servizi perché sia stabilito il contatto con il maggior numero di testi, nel più breve tempo possibile. Infine, la quinta legge significa che i bibliotecari e i lettori hanno a che fare con una raccolta di documenti che si accumulano senza sosta. Tutte le leggi di Ranganathan si raccolgono intorno all’idea che la biblioteca è un organismo che vive attraverso il dialogo con gli uomini e le donne che la usano.

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