La biblioteca = pubblico dominio

In biblioteca puoi trovare libri che troveresti anche in libreria o che potresti acquistare in rete tramite Amazon. Puoi anche fotocopiare le pagine che ti interessano, oppure prenderli in prestito .

Qualcuno pensa che in questo modo le biblioteche facciano concorrenza alle librerie. Questo è un altro interessante caso nel quale il libro come testo e il libro come oggetto possono entrare in conflitto. Le biblioteche raccolgono e conservano oggetti librari per rendere disponibile a tutti il testo. Gli editori vogliono vendere il maggior numero di oggetti librari perché su tali vendite si basa il loro guadagno. A partire dall’invenzione della stampa considerano il libro una merce, un bene in vendita, sul quale vogliono guadagnare perché questo è il loro lavoro. Infatti nelle pagine che precedono il frontespizio di un libro moderno puoi trovare la frase Proprietà letteraria riservata oppure il simbolo © (cioè copyright) seguito dal nome dell’editore e dalla data di edizione. Questo è il diritto di riproduzione o copyright: se un editore ha il copyright di un’opera vuol dire che solo lui può farne ristampe e stabilirne il prezzo.

Le prime forme di copyright nacquero nel ‘700 insieme al concetto di autore come lo conosciamo oggi. In quel momento nacque il legame strettissimo tra autore ed editore attraverso il copyright. Prima gli autori contavano molto poco e c’erano i privilegi che lo Stato dava ad alcuni stampatori o librai-editori in base ai quali solo loro avevano, per alcuni anni, il monopolio (il privilegio) della stampa di un’opera: per questo nei libri antichi puoi trovare l’espressione latina Cum privilegio.

Il copyright ha lo scopo di tutelare gli interessi dell’autore e dell’editore e ha sempre un limite temporale, più o meno lungo: in Italia, oggi è di 70 anni dalla morte dell’autore. Le opere di Pirandello, morto nel 1936, fino al primo gennaio 2007 potevano essere pubblicate solo da Mondadori e se si voleva fare un film da un suo romanzo bisognava pagare i diritti agli eredi o a chi ne aveva acquistato i diritti di riproduzione cinematografica.

Quando il copyright scade, tutte le manifestazioni del pensiero e della creatività diventano di pubblico dominio. Pubblico dominio significa che la possibilità di riprodurre e diffondere un’opera non è riservata a qualcuno ma è una possibilità offerta a chiunque. Sulle opere di pubblico dominio nessuno può pretendere privilegi o monopoli. Per questo puoi mettere in rete il testo dei Promessi sposi senza dover pagare i diritti di riproduzione a nessuno (in effetti in Internet ne puoi trovare varie edizioni, in vari formati, anche audio).

Il pubblico dominio è l’immenso bacino dove si trovano tutte le opere dell’ingegno umano sottratte ormai ad ogni scopo commerciale e restituite all’umanità per essere utilizzate liberamente da tutti.

Detto così, non ti sembra che ci sia qualcosa di simile al concetto di biblioteca? Un tempo le biblioteche erano addirittura il luogo della copia, altro che copyright. In biblioteca si producevano le copie. E poi le biblioteche pubbliche moderne si sforzano di essere il luogo del contatto libero con i testi, offerti a tutti, senza l’ostacolo del prezzo e del commercio. E’ come se le biblioteche, nei confini che le delimitano, riuscissero ad anticipare alcuni aspetti del pubblico dominio, sottraendo al mercato una o più copie di ogni libro per renderle disponibili a tutti. Nel chiuso delle biblioteche le rigide regole del copyright si attenuano. Non a caso, man mano che le tecnologie per la riproduzione sono diventate più semplici e diffuse, quella copia liberamente disponibile è diventata una preoccupazione per gli editori (dicono che in biblioteca si fanno troppe fotocopie, che il prestito deve essere risarcito perché fa diminuire le vendite…). Così le leggi hanno cercato di limitare la libertà di chi usava quella copia, e nello stesso tempo hanno cercato di tutelare la missione della biblioteca nel prestito dei libri o nel fare fotocopie. Ad esempio, oggi puoi fotocopiare non oltre il 20% di un libro o di un fascicolo di rivista (per questo in biblioteca ti guardano male se passi troppo tempo davanti alla macchina delle fotocopie). E c’è chi vorrebbe risarcire gli autori e gli editori per ogni libro dato in prestito.

Ma come fanno gli editori a proteggere i testi elettronici che è così facile copiare e diffondere? Se tu potessi, tramite il sito della tua biblioteca, scegliere un romanzo in testo elettronico, scaricarlo in prestito e poi “caricarlo” nel tuo lettore e-book, così come fai sul tuo iPod con la musica di iTunes? In molte biblioteche in giro per il mondo già succede. Allora? Come fanno gli editori a proteggere questi libri elettronici? La risposta è semplice: quello che puoi fare, ce lo scrivono dentro, anche se non lo vedi. Così come nei libri che prendi in prestito trovi un segnalibro con scritta sopra la data della restituzione, così i libri elettronici hanno scritto dentro tutto ciò che ci si può fare: copiarli o no su CD, stamparli, portarli dal computer ad un lettore e-book, ecc. E anche la data di scadenza del prestito. Dopo quella data il libro elettronico, si autodistrugge, scompare, ti abbandona… E’ usa e getta. Il tuo contenitore di libri elettronici si è svuotato. E’ come se le pagine del libro che hai preso in prestito, dopo un mese diventassero bianche…


Il prestito dei libri elettronici nelle biblioteche di Perugia…

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