Immagino…

Lo abbiamo già detto e ora te lo ripeto, in questo capitolo finale. Così come il libro è fatto di forma materiale (qualunque esso sia: carta o schermo) e di testo, così le biblioteche sono fatte di un contenitore (il luogo, gli edifici) e di contenuto (i documenti, i lettori). Se esisteranno, le biblioteche le immagino ancora fatte così.

Immagino biblioteche dove tutti i documenti convivono, dove i salti di tecnologia non creano barriere o fossati. Non tutti i libri potranno essere trasformati nel nuovo alfabeto digitale. Nei progetti di digitalizzazione di massa la qualità spesso lascia a desiderare perché si tratta di operazioni fatte in fretta su quantità enormi di libri. Come avvenne nel passaggio dal libro manoscritto al libro a stampa, molti libri resteranno nella loro forma originaria. Nessuno avrà interesse o voglia di digitalizzarli, perché marginali, prodotti da piccoli editori o conservati in piccole biblioteche o perché scritti in lingue poco diffuse o semplicemente perché dimenticati.

Immagino biblioteche in cui sia possibile ricostruire la storia dei testi e i loro legami. Dove la bibliografia riunifica il dentro e il fuori. Dove chi fa ricerca può accedere a tutte le fonti che arricchiscono l’universo bibliografico di una certa disciplina e vedere tutti i legami tra i testi che lo interessano come in un grande ipertesto, ricostruito almeno in parte in biblioteca tramite la tecnologia e le conoscenze dei bibliotecari.

Immagino biblioteche come fortezze della gratuità, luoghi creati e finanziati da noi tutti a beneficio di tutti, dove tutti possono liberamente accedere ai documenti del passato e del presente senza timori di violare i diritti degli autori e degli editori e dove è possibile raggiungere i testi e le informazioni che si trovano in rete sotto la tutela del copyright. Dove, come ad una fontana, è possibile attingere al testo digitale raccogliendolo nei propri contenitori elettronici.

Immagino biblioteche in cui la cultura del testo faccia da modello per l’utilizzo delle altre tipologie di documenti, dove sia possibile imparare a conoscere meglio e “leggere” i documenti audiovisivi, i segreti della rete, gli inganni dei media.

Immagino biblioteche amate e rispettate dalle comunità in cui sono nate, perché sono lo specchio della loro storia, siano esse lo stato, il comune, l’università o altro ente.

Immagino biblioteche in cui il luogo fisico (l’edificio, la forma e l’organizzazione degli spazi) sia disegnato sulle esigenze e sulle abitudini delle diverse tipologie di lettore, dove il contatto con il testo possa avvenite in un luogo attraente, arricchito, quando è utile, dal contatto con le immagini, con la musica, con le immagini in movimento. Un luogo fisico in cui sia possibile concentrare tutte le forme di contatto, nelle modalità tecnologicamente più avanzate e umanamente più libere.

Insomma, immagino biblioteche che continuino a creare contesto per i loro lettori allargandolo alla rete. Ora è ancora più importante. Non puoi restare sola davanti alla rete. Non puoi restare sola davanti allo schermo del tuo computer, cercare e scaricare testi, accontentarti di scambiare messaggi e di fare domande immaginando di trovare una risposta, come in un quiz.

Ci sono domande le cui risposte cambiano con il tempo, cambiano da un luogo all’altro di questo mondo, cambiano in base alla lingua in cui le esprimi. Hai bisogno di spazi reali e virtuali dove si lavora per orientarti e per accompagnarti nella ricerca dei messaggi che stai cercando e nella scoperta dei messaggi che non sapevi di cercare, dove si lavora per ricostruire e conservare il tessuto della memoria.

Vai al capitolo successivo