L’alfabeto digitale

Infine, nel secolo scorso, è nato un nuovo alfabeto. Uno speciale alfabeto che ci permette di dialogare con le macchine. Attraverso il tuo piccolo computer puoi leggere, scrivere, ascoltare musica, vedere fotografie o il video della gita a Firenze: tutti i messaggi che l’uomo può esprimere si sono trasformati in sequenze di bit, di informazioni elementari che per la macchina corrispondono a due stati fisici alternativi (acceso o spento, magnetizzato o smagnetizzato). Per rappresentarle e poter comunicare con le macchine si usano i numeri, sequenze di 0 e 1: lunghe sequenze di 0 e 1 formano una lettera dell’alfabeto, una nota musicale, un puntino luminoso all’interno di un’immagine. Questo è quello che chiamiamo il mondo digitale: attraverso i computer tutto è rappresentato da sequenze di numeri: digit in inglese significa numero.

E per far sì che negli schermi dei computer le informazioni digitali si presentino in forma di caratteri dell’alfabeto, punti e linee, immagini, ecc., vi è bisogno di software, cioè di istruzioni date al computer sotto forma di altre informazioni binarie.

Insomma, per visualizzare una pagina scritta è necessario un vero e proprio evento, anzi una serie di eventi: si scatena una reazione informatica che visualizza il documento. E quel documento può essere visualizzato e manipolato in tanti modi (più piccolo, più grande, a colori o in bianco e nero, con margini ampi o stretti).

Il documento di carta che potevamo toccare ora è diventato un evento. Un evento sotto il nostro controllo, certamente, ma solo in parte. Ti rendi conto di quanto difficile sia controllarlo completamente se provi a cambiare l’estensione di un file, cioè quella breve sequenza di caratteri aggiunti dopo il nome del file e separati da un punto. Prova ad esempio a modificare l’estensione DOC di un documento scritto con il programma WORD. Ti accorgerai di non poterlo più “aprire”. I programmi che servono per aprirlo non lo riconoscono più. Se poi fra 30 anni cercheremo di leggere un file scritto oggi, potrebbe essere impossibile aprirlo non perché i dati siano illeggibili, ma solo perché non esiste più il programma per leggerli. Non ti bastano gli occhi. Non ti basta la capacità di leggere un certo alfabeto, non ti basta la capacità di interpretare quell’alfabeto come lingua. E di capirla. Hai bisogno di protesi. Di protesi informatiche, di strumenti tra te e il documento, qualunque esso sia.

Allora ti rendi conto che è nato un nuovo alfabeto universale fatto di bit e che i computer, sempre più piccoli, ci sono indispensabili, come gli occhiali per un miope.

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