I due cuori del bibliotecario

Parla con i bibliotecari. Ti accorgerai che sono molto diversi l’uno dall’altro. Il loro mestiere si può descrivere utilizzando tante parole e tanti aggettivi. Ma le più importanti sono la parola libertà e la parola paura.
Libertà vuol dire che il bibliotecario lavora per la libertà di conoscere, di leggere, di comunicare, di informare, di studiare. La libertà deriva dal DNA originario della biblioteca, cioè dalla natura dei testi che vi sono raccolti: le pubblicazioni. Proprio perché sono pubblicazioni, esse sono dirette a tutti e il bibliotecario, che se ne renda conto o no, si fa strumento per garantire nel tempo che le pubblicazioni restino tali. Che tutti possano farne uso, che l’originario desiderio degli autori – far leggere agli altri ciò che hanno scritto, partecipare alla conversazione tra gli uomini di ogni tempo – sia garantito.
Come vedi il bibliotecario ha a che fare con il tempo. Se ci pensi bene, è colui che garantisce la pubblicazione nel tempo. Anche per questo al bibliotecario puoi riferire un’altra famiglia di parole: custodia, selezione, controllo. Parole che hanno a che fare con la paura. E’ una forza opposta alla precedente e deriva dalla necessità di conservare nel tempo le pubblicazioni che anticamente erano poche, preziose, leggibili da pochi. Paura vuol dire che il bibliotecario ha timore per i suoi libri, ha paura del tempo che trascorre e sbriciola inesorabilmente la carta ed ogni altro supporto, ha paura di chi la biblioteca la usa. Vi sono paesi in cui i direttori di biblioteca si chiamano “conservatori”, come i direttori dei musei.
Allora puoi capire che il bibliotecario ha spesso due facce, due personalità, due cuori. Potrebbe presentarsi di fronte a te, di volta in volta, con un volto diverso.
Comunque sia, fuggi dal bibliotecario che non ti aiuta anche se è palese che hai bisogno di aiuto. Fuggi da colui che pensa che i libri della sua biblioteca siano riservati a chi li merita (e in genere lo decide lui). Evita chi non si sforza di essere imparziale nella scelta e nella classificazione dei documenti.
Evita poi il bibliotecario collezionista, colui che ama gli oggetti (fisici o digitali) e non ama più i lettori. Ed evita chi non sa più cosa fare della sua biblioteca e pensa di trasformarla in un museo o in una libreria.

Daniel Pennac descrive il bibliotecario come un “contrabbandiere” del libro…

Vai al capitolo successivo